Disclosure Day

Se tu scoprissi che non siamo soli, se qualcuno ti mostrasse, te lo dimostrasse, questo ti spaventerebbe?
Quest’estate, la verità appartiene a sette miliardi di persone.
Ci stiamo avvicinando al… Disclosure Day.

il nuovo attesissimo film di Steven Spielberg


The Sea

Un ragazzo palestinese di 12 anni tenta di raggiungere il mare per la prima volta. Dopo essere stato respinto a un checkpoint, scappa e attraversa clandestinamente Israele; suo padre lo insegue, rischiando arresto e lavoro. Un road movie essenziale che intreccia tensione e tenerezza, e un’idea semplice e potentissima: il diritto di un bambino a sognare. Selezionato come candidatura ufficiale agli Oscar 2026, il film ha suscitato reazioni durissime a livello istituzionale, proprio perché mette in crisi la narrazione ufficiale di Israele e mostra senza retorica cosa significa vivere tra permessi, controlli e frontiere.


I pugni in tasca

Il debutto di Marco Bellocchio torna in versione integrale.
Un film che continua a scuotere lo spettatore con la stessa violenza e la stessa rabbia autodistruttiva di sessant’anni fa.
Uscito nel 1965, I pugni in tasca, ambientato in una provincia ferma e soffocante, racconta una famiglia come luogo di tensione, repressione e violenza non esplicita. Bellocchio non addolcisce nulla e urla il suo disagio, senza cercare consolazioni, con uno stile essenziale. Non perde tempo. Con il suo ritmo spezzato e le sue improvvise accelerazioni, I pugni in tasca mette in scena un racconto familiare che rompe subito gli schemi e allarga lo sguardo oltre la dimensione privata per affrontare un conformismo autoritario cieco e violento, in un’atmosfera tesa e claustrofobica che accompagna lo spettatore fino all’ultima scena. A marcare ulteriormente l’identità del film contribuisce anche la colonna sonora di Ennio Morricone. Questa nuova uscita presenta il film nella copia restaurata dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Kavac Film, con il sostegno di Giorgio Armani. Il restauro riporta l’opera nella sua versione integrale, reintegrando la sequenza del bacio tra fratello e sorella, censurata nel 1965, scena che accentua ulteriormente la carica provocatoria del film.


Backrooms - Everything must go edition

Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Dal genio di Kane Parsons, a.k.a. Kane Pixels, l’attesissimo film tratto dal fenomeno globale che ha terrorizzato il web, con i candidati all’Oscar Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve.


Le Bambine

1997 Linda ha 8 anni, pochi denti, una nonna ricchissima e una madre bella, pericolosa e dirompente. Sarà l’incontro con due coetanee, le sorelle Azzurra e Marta, a insegnarle a diventare una bambina. In una strada borghese dove tutto è sotto gli occhi di tutti, tra vicini
spioni, punture di zanzare e cacche di cane che nascondono segreti, una storia di formazione al contrario sul diritto a restare piccole tutto il tempo a noi dovuto. Una commedia con le ginocchia sbucciate e i lividi sul cuore.


L’Amore Che Rimane

L’Amore Che Rimane, film di Hlynur Pálmason, racconta un anno nella vita di una famiglia islandese in cui i genitori, Anna e Magnús, affrontano la propria separazione. Attraverso
momenti giocosi e sinceri, scanditi dal mutare delle stagioni, il film ritrae la natura agrodolce di un amore ormai sbiadito e dei ricordi condivisi. Un’opera intima sulla memoria, sulla famiglia e sul tempo che resta.


Suicide Club

2001. Tokyo è scossa da un evento inspiegabile: 54 studentesse si gettano contemporaneamente sotto un treno della metropolitana, tenendosi per mano.
L’ispettore Kuroda e la sua squadra avviano un’indagine per individuare l’origine del fenomeno, ma ogni pista conduce a nuovi interrogativi: enigmatici indizi, telefonate anonime e una misteriosa piattaforma online che sembra registrare, o addirittura anticipare, gli eventi. SUICIDE CLUB è un film ancora oggi difficile da contenere: parte dallo splatter, attraversa il thriller, devia nel musical pop e finisce per sabotare continuamente sé stesso. Un film che intercetta le inquietudini dell’inizio del millennio – internet, anonimato, perdita di identità – e le restituisce in forma caotica, disturbante e sorprendentemente lucida. Il film che fece conoscere Sion Sono al pubblico internazionale è ancora oggi un febbricitante sprofondare nella malinconia più rarefatta che, quasi senza avvertire, scompone il racconto portandolo scena dopo scena verso l’astrazione più puntuale e, al contempo, senza negare quanto già raccontato: il suo scomporre crea, di nascosto, una nuova chiave dove non è il mistero la Stella Polare ma il calarsi nella propria umanità – bislacca, insicura, negata.Di tutte le coreografie, i balletti, le canzoncine, i geyser rossi, il galoppante kitsch e le scene oniriche rimane lo smarrimento, personale, cucito addosso, perpetuo, di esistenza vuota. Ma il cinema di Sion Sono è questo: affondare, graffio dopo graffio, nei menandri più torbidi dell’orrore e della perversione, per poi ritrovarsi rinati, sorridenti. Tramortiti ma pronti – come quasi con nessun altro regista – per sorridere al futuro, futuro che riesce a brillare per il semplice fatto di esistere. Primo capitolo di una trilogia incompiuta, SUICIDE CLUB è il punto di detonazione della cinematografia di Sion Sono. La scena iniziale, uno sterminio collettivo accompagnato da una musica J-pop stranamente gioiosa, resta tra le più disturbanti e memorabili degli anni Duemila. Da lì si innesca una serie di suicidi inspiegabili in tutto il Giappone. Vent’anni prima dei social come li conosciamo oggi, il film intercetta la viralità come forma di contagio: immerso nello spirito di gruppo, l’individuo si dissolve, risucchiato da una temporalità alienante. Non è un horror. È una satira corrosiva.

“Sion Sono amalgama la retorica del Suicide Club con la materia, con la carne viva realizzando una pellicola fatta di brandelli sparsi, tenuti e cuciti assieme ma senza soluzione di continuità, senza che possano testimoniare qualcosa in più oltre se stessi (l’immagine stessa dei rotoli di pelle umana ritrovati sui luoghi dei suicidi contribuisce in maniera evocativa a questa lettura). Pelle come pellicola.”


One Night Only – Quando tutto è possibile

E se una notte caotica si rivelasse la cosa migliore che ti sia mai capitata? Quest’estate, Will Gluck, regista di Tutti tranne Te e Easy Girl, celebra la commedia romantica moderna sul grande schermo con un film originale fresco, spiritoso e da capogiro sulla ricerca dell’amore nella notte meno romantica dell’anno. La candidata all’Oscar® Monica Barbaro (A Complete Unknown, Top Gun: Maverick) e il candidato al BAFTA Callum Turner (Masters of the Air, la serie di Animali fantastici) interpretano Allie e Owen, due sconosciuti affamati d’amore che si incontrano in una New York leggermente romanzata nell’unica notte dell’anno in cui ai single è permesso fare sesso. Owen, appena lasciato, e Allie, romantica e piena di speranze, potrebbero essere gli unici due single in città alla ricerca di qualcosa di più di un semplice incontro occasionale. Entrambi sentono una scintilla quando si incontrano, ma una serie di passi falsi e di vicissitudini complicano la loro serata, tenendoli separati. Mentre corrono l’uno verso l’altra e poi si allontanano attraverso la città, potrebbero scoprire che l’unica cosa che desiderano di più è più vicina di quanto pensino. Il cast elettrizzante del film include Maya Hawke (Stranger Things), Julia Fox (Uncut Gems), la promessa dell’indie pop King Princess (Nine Perfect Strangers), Ben Marshall (Saturday Night Live), Ziwe (Baited with Ziwe) e le leggende del cinema Molly Ringwald e Levar Burton. One Night Only – Quando tutto è possibile è co-scritto, diretto e prodotto da Will Gluck, tratto da una sceneggiatura di Travis Braun. Il film è prodotto da Will Gluck attraverso la sua società Olive Bridge Entertainment e dalla vicepresidente di Olive Bridge Jacqueline Monetta (produttrice esecutiva di Tutti tranne Te).


Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte

Dopo anni di sequel approssimativi, Camp Miasma viene affidato a una regista giovane e appassionata per guidarne la resurrezione. Ma quando la donna visita la star del film originale, ora un’attrice reclusa e misteriosa, le due si ritrovano in un sanguinoso vortice di desiderio e violenza.


Maborosi - I bagliori dell'anima

Dopo aver perso il marito, la giovane Yumiko decide di risposarsi e di trasferirsi con suo figlio Yuichi e la nuova famiglia in un piccolo villaggio sul mare. Qui sembra trovare la serenità, ma i ricordi e le domande del passato tornano a galla e chiedono una risposta. Un viaggio lieve e delicato tra la perdita e la rinascita.