il Dio dell'amore
Il Dio dell’Amore è un viaggio, o un’esplorazione, nelle relazioni amorose. Una storia sui destini sentimentali di alcune persone, sui loro modi di amarsi, di sfiorarsi, di entrare in contatto uno con l’altro. È un racconto corale dal tono ironico, sorridente ma anche amaro, che disegna una umanità impelagata nel caos dei sentimenti che da sempre ci agitano e ci meravigliano. I personaggi sono tutti collegati da relazioni amorose e, se visti tutti insieme, tutti parte di un fitto disegno, una tessitura dove ognuno è un nodo, un inizio e una fine. Il loro destino è in mano al Dio dell’Amore,una creatura capricciosa e imprevedibile, a volte benevolo e mite e a volte invece agguerrito e battagliero. A condurci in questo viaggio è il poeta Ovidio, l’eterno cantore dell’amore che, al di là di ogni sentimentalismo e di ogni morale, torna dalla Roma Imperiale direttamente nella nostra contemporaneità per raccontarci questa storia.
Cena di classe
Diciassette anni dopo il diploma, un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova per il funerale di un compagno: da lì, una cena carica di nostalgia si trasforma in una lunga notte di eccessi, segreti e confessioni, costringendo tutti a fare i conti con il passato, con le proprie scelte e con ciò che sono diventati.
A History of Violence
Prologo. Due giovinastri sostano in auto davanti a un motel. Uno dei due va a “saldare il conto”, poi torna (“Ho avuto un problema con la cameriera”). Il secondo rientra per procurarsi acqua per il viaggio. Sangue sul bancone, il cadavere della cameriera sul pavimento. Appare una bambina: l’uomo semplicemente le spara. (Fine del piano-sequenza.) Un’altra bambina lancia un urlo: “Ho visto i mostri”. Il padre, Tom Stall, la rassicura: “Non esistono i mostri, hai fatto un brutto sogno”. È solo un sogno. Il piano-sequenza è dunque l’incubo della bambina? E i mostri, esistono i mostri? Indecidibile. Con questo tratto onirico inizia A History of Violence. Il film è ispirato a un graphic novel di John Wagner e Vince Locke (1997). Poco aderente al fumetto, contrae un debito con il genere western (puntualmente con La pistola sepolta, 1956, di Russell Rouse). Dopo La mosca, dopo Spider – in verità da sempre, e anche nel dipoi – A History of Violence aggiunge un’ulteriore stazione alle usuali ossessioni (questioni di Identità e Metamorfosi). Tom Stall non ha un destino diverso da Brandlefly-La mosca, o da Saul Tenser-Crimes of the Future (mutazioni fallite). La violenza è violenza sui corpi, persino nell’amore. Richie: “Quando sogni, dimmi… sei ancora Joey?”. Richie e Joey Cusak sono fratelli. Richie è un boss a Filadelfia; Joey è stato un killer spietato. Ha cambiato nome, ha cambiato vita. Vive in un piccolo paese, gestisce un diner (finalmente senza Edward Hopper), ha una bella moglie e due figli, uno è adolescente, la sorella una bambina biondissima (pare uscita da Il giro di vite). “Un paesaggio idealizzato in modo inquietante: una Twilight Zone” (Cronenberg). Quando i delinquenti del prologo minacciano il suo diner, Tom li sistema con destrezza micidiale. Diventa un local hero. Nessuno in paese sospetta la sua history of violence. Vivere in incognito non risolve le questioni identitarie, non cancella il passato, non sopprime le pulsioni. Inoltre, la violenza è contagiosa (il figlio fucila un mafioso venuto a vendicarsi). Resa dei conti. A Filadelfia, Richie prova a uccidere Joey, ma è Joey a sparargli in testa. (Il tema, biblico, dell’affrontamento tra fratelli risale a Scanners e ritorna con perfezione speculare in Inseparabili.) Sopprimendo il suo doppio malefico, Joey può infine diventare Tom oppure nell’omicidio perpetua il suo ineluttabile destino? Getta la pistola nello stagno. La famiglia si appresta a cenare, muta. Appare Joey. La piccola Sarah aggiunge un posto a tavola.
Michele Canosa
Iddu - Racconti dell'isola
Da secoli, il vulcano Iddu scandisce la vita degli abitanti di Stromboli, il cui destino è per forza di cose controllato dai suoi capricci. Flotte di turisti e di appassionati di trekking portano benessere agli isolani, ma eruzioni violente come quella del 2019 inevitabilmente modificano la realtà dei residenti. La forza della natura pone la popolazione di fronte a cambiamenti drastici e domande sulla sostenibilità e sul turismo di massa.
La torta del presidente
Mentre la popolazione dell’Iraq degli anni ’90 lotta per sopravvivere alla guerra e alla carestia, in tutte le scuole del Paese è obbligatorio preparare una torta per festeggiare il compleanno del Presidente Saddam Hussein. Nonostante le sue preghiere di non essere scelta, la piccola Lamia di 9 anni viene sorteggiata per questo ‘prestigioso’ compito. Giunta in città con la nonna, sfuggirà al suo controllo per cercare gli ingredienti necessari per la torta. Insieme al suo amico Saeed e al suo gallo andrà incontro a una serie di peripezie a volte avventurose a volte pericolose, ma anche buffe riuscendo alla fine – forse – nel suo intento.
Waking Hours
Sulla soglia della foresta, presenze furtive si radunano attorno al fuoco mentre, in lontananza, rimbombano colpi d’arma da fuoco. Poco più in là, un muro di metallo affilato segna il confine con l’Europa. Un clan di passeur afgani vive nascosto tra gli alberi, in attesa di persone da traghettare. Il film nasce dall’incontro nel 2023 con alcuni di questi trafficanti al confine tra Serbia, Croazia e Ungheria. Prima che una vasta operazione di polizia ne smantellasse gli accampamenti facendone perdere ogni traccia.
Malavia
SASA è un ragazzino di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le
giornate con i suoi due migliori amici, CIRA e NICOLAS, ascoltando musica rap.
Cresciuto senza padre, vive da solo con la sua giovane madre RUSÈ . Tra i due c’è
un legame molto profondo, che spesso sfocia in una sproporzionata gelosia da
parte del figlio. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà
aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre una vita migliore.
L’incontro con YODI, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio
al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato a Rusè.
Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada,
costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni. Disilluso, cede alla
criminalità pur di aiutare economicamente la madre, ritrovandosi a spacciare nel
cortile della scuola. Quando viene scoperto, rischia di perdere tutto. Divorato del
senso di colpa, dal dolore provocato a Rusè e dalla possibilità di essere portato in
una casa-famiglia, Sasà sprofonda in una forte depressione dalla quale non sembra
esserci via di uscita. Soltanto un nuovo incontro con Yodi riesce a far breccia
nell’animo del ragazzino, facendogli ritrovare l’entusiasmo perduto con il quale
affrontare il futuro, qualunque cosa accadrà.
Lo straniero
Algeri, 1938. Meursault (Benjamin Voisin), un giovane sulla trentina, modesto impiegato, partecipa al funerale della madre senza mostrare la minima emozione. Il giorno dopo inizia una relazione con Marie (Rebecca Marder), una collega d’ufficio. Poi riprende la sua vita di tutti i giorni. La quiete quotidiana viene però interrotta dal vicino Sintès (Pierre Lottin) che trascina Meursault nei suoi loschi affari fino a quando, in una giornata torrida, su una spiaggia, accade un tragico evento…
Fiume o morte
Un racconto visivo che parte dalla figura e dall’impresa di D’Annunzio per arrivare a un’investigazione di ciò che rimane oggi nella memoria collettiva.
Nel 1919 il poeta italiano, dandy e predicatore di guerra Gabriele D’Annunzio occupa la città di Fiume/Rijeka. Oggi i suoi abitanti raccontano, ricostruiscono e reinterpretano la singolare storia dei 16 mesi di occupazione della loro città in un viaggio cinematografico pieno di energia e fieramente punk.
Il regista Igor Bezinovic mette in scena l’impresa di Gabriele D’Annunzio in un racconto visivo che diventa un’investigazione di ciò che rimane oggi nella memoria collettiva di quell’esperienza tracciando attraverso di essa, e nelle diverse opinioni raccolte, una mappa della storia dentro al presente.
Chiamami Don Matteo - Zuppi, il vescovo di strada
Il Cardinale Zuppi, che preferisce essere chiamato don Matteo, incarna lo spirito riformatore di Papa Francesco. Conosciuto per il suo stile di vita semplice, sostiene che la strada è il luogo naturale per un prete. Si distingue per l'apertura al dialogo e l'inclusività, citando il Vangelo accanto alla Costituzione, Guccini o Alda Merini. È stato il primo vescovo a parlare al Primo Maggio, a entrare in un centro sociale e a sostenere la comunità Lgbti+. Nato a Roma nel 1955 e formatosi nella Comunità di Sant'Egidio, è un esperto mediatore internazionale. Nominato Cardinale nel 2019 e presidente della CEI nel 2022, è stato incaricato dal Vaticano della missione di pace tra Ucraina e Russia. Crede nel dialogo interreligioso, nell'Europa e nello Ius Soli, promuovendo una Chiesa che abbatte i muri. Nel documentario, Zuppi racconta retroscena personali e, in dialogo con Alessandro Bergonzoni, spiega la sua visione su temi cruciali: immigrazione, clericalismo, politica e fede.
